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Sicurezza energetica, il Mase aggiorna il Piano italiano sui rischi elettrici

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha aggiornato il Piano per la preparazione ai rischi del sistema elettrico, previsto dal Regolamento UE 2019/941. Il documento, chiamato Risk Preparedness Plan, è stato elaborato con il contributo di ARERA, Terna, dei DSO (Distribution System Operator) e delle associazioni dei produttori. Si tratta di uno degli strumenti centrali per garantire la sicurezza energetica del Paese in un contesto caratterizzato da minacce sempre più complesse e interconnesse.

Struttura del Piano

Il nuovo Piano, che aggiorna quello del 2022, individua 21 scenari di rischio, organizzati in sei cluster tematici che coprono l’intero spettro delle minacce potenziali al sistema elettrico:

1.    Attacchi informatici

2.    Attacchi fisici

3.    Disastri naturali rari ed estremi

4.    Pandemie

5.    Riduzione della produzione e delle importazioni di energia

6.    Effetti simultanei

I 6 cluster tematici

Analizziamo una ad una le sei grandi categorie. L’obiettivo è fornire un quadro chiaro delle vulnerabilità del sistema elettrico e delle misure operative da attivare in caso di crisi, coordinate tra istituzioni, operatori di rete e soggetti industriali, per assicurare la sicurezza energetica nazionale.

Il primo gruppo di scenari riguarda gli attacchi informatici, che possono colpire sia entità direttamente connesse alla rete elettrica sia soggetti esterni ma comunque rilevanti per il funzionamento del sistema. Il Piano considera anche l’eventualità di una perdita dei sistemi ICT a seguito di un cyberattacco, con impatti potenzialmente critici sui centri di controllo e sulle infrastrutture digitali che supportano la gestione della rete.

Il MASE include poi nella seconda categoria gli attacchi fisici alle infrastrutture critiche, ai centri di controllo e le azioni non autorizzate da parte del personale, con un impatto diretto sulla sicurezza energetica italiana.

Il cluster sui disastri naturali comprende invece eruzioni vulcaniche, tempeste, precipitazioni estreme e allagamenti, formazioni di ghiaccio pesante, terremoti e incendi boschivi. Eventi di questo tipo sono sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici e possono compromettere la continuità del servizio elettrico.

Il Piano considera poi l’impatto di una pandemia, che pur essendo uno scenario unico, può incidere profondamente sulla disponibilità della forza lavoro e sulla capacità operativa degli operatori del settore.

Particolarmente rilevante è il cluster dedicato alla riduzione della produzione e delle importazioni di energia, che comprende scenari come inverno severo, carenza di combustibili fossili, ondate di freddo, errori nelle previsioni di domanda o generazione rinnovabile e indisponibilità delle importazioni. Quest’ultimo caso può derivare da crisi nei Paesi esportatori, come carenza di combustibile nucleare, guasti tecnici gravi o improvviso calo della produzione Fer dovuto a fenomeni meteorologici come il Dunkelflaute (assenza di vento e scarsa irradiazione solare).

Il cluster 6 considera infine gli effetti simultanei di scenari di crisi come scioperi, rivolte, azioni politiche dannose da parte di Stati avversari e gravi incidenti industriali.

 

Misure operative e ruoli dei soggetti coinvolti

Per ciascuno dei rischi individuati, il documento definisce le misure da attuare da parte della DG Mercati e Infrastrutture energetiche del MASE e degli operatori coinvolti, tra cui Terna, Snam, i DSO, la Protezione Civile e il CSIRT Italia.

In caso di crisi, la DG del MASE invierà un’allerta precoce alla Commissione europea, agli stakeholder nazionali e alle autorità competenti degli Stati membri interconnessi, fornendo informazioni sulle cause, sulle misure adottate e sull’eventuale necessità di assistenza internazionale.

Nel caso specifico di una carenza di combustibili fossili, il MASE attiverà il Comitato di emergenza gas per definire e coordinare le misure di mitigazione, inclusa la possibile riduzione della domanda.

 

Cooperazione internazionale

Il “Risk Preparedness Plan” italiano si applica al territorio nazionale, ma la sua efficacia dipende anche dalla cooperazione con i Paesi confinanti e interconnessi. Per questo motivo, il documento prevede una stretta cooperazione con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia al fine di garantire la sicurezza energetica. Eventuali contromisure potranno inoltre essere concordate con Grecia, Montenegro e Malta.

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