Più di un miliardo per housing ed Erp, fondi anche per l’autoproduzione di energia delle Pmi. Risorse riprogrammate risorse da diversi ministeri, Mit in testa
In tutto 2,1 miliardi di euro. A tanto ammonta la prossima riprogrammazione del Pnrr, “l’ultima e definitiva” per citare le parole del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti pronunciate il 3 giugno davanti alle commissioni Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato, poco dopo il via libera alla revisione da parte della Cabina di regia del Piano.
Che si tratti dell’ultima revisione possibile lo dice il calendario: il 31 agosto è infatti il termine ultimo per completare milestone e target previsti. L’obiettivo, come indicato dalla Cabina di regia a margine della riunione, è quindi “rafforzare l’efficacia complessiva del Piano nella fase conclusiva della sua attuazione”, attraverso un lavoro di “carattere prevalentemente tecnico”.
Carattere tecnico e con una notevole connotazione energetica, come dimostra la destinazione dei 2,1 miliardi che si sono resi disponibili.
La fetta maggiore, un miliardo di euro, andrà su uno strumento finanziario dedicato all’housing con un obiettivo di efficientamento energetico. Anche lo strumento Pnrr per riqualificare sotto il profilo energetico gli alloggi di edilizia residenziale pubblica vedrà una nuova iniezione di risorse pari a 200 milioni. Su quest’ultimo fronte Foti ha spiegato che l’obiettivo è “far scorrere la graduatoria” dato che le domande arrivate al Gse, il soggetto attuatore della misura, hanno registrato un surplus rispetto allo stanziamento inizialmente previsto nell’ambito di Pnrr, vale a dire 1,3 miliardi. Peraltro housing e riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e sociale sono anche al centro del cosiddetto Piano casa, il decreto n. 66/2026 che dev’essere convertito in legge entro il 6 luglio.
Nell’ambito della riprogrammazione Pnrr altri 173 milioni andranno sullo strumento finanziario dedicato alle Cer e istituito con l’ultimo decreto Pnrr (le cosiddette “Facility” prevista anche per agrivoltaico e biometano di cui all’articolo 27 del DL n. 19/2026, convertito nella legge n. 50 del 20 aprile 2026) e altri 32 milioni di euro saranno destinati alle piccole e medie imprese che investono nell’autoproduzione di energia.
Le restanti risorse riprogrammate verranno indirizzate su Industria 5.0 (700 milioni) e sull’acquisto di nuovi treni elettrici (94 milioni).
Compreso dove saranno indirizzati i 2,1 miliardi, la domanda è: da dove vengono i fondi? L’indicazione è arrivata sempre da Foti nel corso dell’audizione parlamentare: da una serie di tagli e riprogrammazioni da parte da più ministeri, a partire dal Mit, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Solo il dicastero guidato dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, infatti, contribuisce all’ultima revisione del Pnrr con 1,3 miliardi di euro, fondi inizialmente pensati per il progetto di liberalizzazione dei servizi ferroviari Intercity e regionali legato alla cosiddetta “Rosco”, la società per il materiale rotabile inizialmente prevista in una prima bozza del decreto Pnrr e che è poi saltata.
Un’altra parte delle risorse arriva dai ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente. Il primo contribuisce con 158 milioni provenienti da “Parco agrisolare”, la misura Pnrr per installare impianti fotovoltaici sui tetti di edifici agricoli e agroindustriali da cui si sono liberate risorse per via di “programmi non coerenti con le tempistiche del Piano”, ha detto Foti. I fondi messi sul piatto dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sono maggiori e legati a più misure: “232 milioni derivanti da una riduzione di 33 milioni per le colonnine elettriche, 73 per l’investimento fognature e depurazione, 100 milioni di agrivoltaico e 26 milioni relativi all’investimento per l’approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche”, ha spiegato Foti.
Un’altra quota esce dal capitolo dei crediti d’imposta degli investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno per via di “difficoltà di rendicontazione incompatibili con le scadenze del Piano”, ha spiegato Foti, aggiungendo che le risorse saranno traslate su una misura fuori dal Pnrr.
Giunto agli sgoccioli, il Piano nazionale di ripresa e resilienza richiede a questo punto un rush finale da parte delle amministrazioni in vista della decima rata, che vale 28,4 miliardi di euro e prevede 159 obiettivi. Tra questi c’è la piena operatività della cosiddetta piattaforma Suer, lo Sportello unico delle energie rinnovabili inizialmente prevista tra i target della nona rata e poi spostata sulla decima.
A proposito della nona e penultima rata, il pagamento è arrivato il 4 giugno, a ridosso dell’annuncio della riprogrammazione del Piano, portando a 166 miliardi l’ammontare delle risorse ricevute dal Paese.