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Programmi comunitari, incentivi alle rinnovabili, sostegno alle imprese ed evoluzione del mercato ETS delineano un quadro sempre più favorevole allo sviluppo del settore

Dai fondi europei alle riforme nazionali: la nuova stagione degli investimenti per l'energia

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DALL’EUROPA ALLE IMPRESE: LA LEVA DEGLI AIUTI PER L’ECONOMIA VERDE

 

Accanto all’evoluzione del quadro legislativo, l’Unione Europea sta rafforzando il sostegno finanziario alla transizione energetica attraverso un sistema di incentivi che coinvolge Stati membri, territori e imprese. Come riporta Anna Di Rocco su “Milano Finanza”, Bruxelles ha approvato “uno schema di aiuti” che consentirà all’Italia di riceverefino a 23 miliardi di euro, nell’ambito del nuovo Clean Industrial Deal State Aid Framework”, per installare “37,15 GW di nuova capacità” da fonti rinnovabili e contribuire al raggiungimento del target di “39,4% di consumi elettrici coperti da rinnovabili entro il 2030”. Il sostegno sarà erogato attraverso i “Contratti per Differenza a due vie, un meccanismo finanziario simmetrico che si basa sulla differenza tra il prezzo di mercato dell’energia e la tariffa d’asta concordata”.

La strategia europea guarda però anche oltre i confini dell’Unione. Ancora su “Milano Finanza”, Luca Carrello descrive come Bruxelles abbia presentato il programma T-Med, nato nell’ambito del Patto per il Mediterraneo per accelerare la decarbonizzazione dell’area. L’iniziativa prevede uno stanziamento iniziale di “circa 5 miliardi” che, grazie al coinvolgimento di capitali privati, “dovrebbero lievitare fino a 25 miliardi entro il 2035”. Le risorse consentiranno di sviluppare “15 gigawatt di rinnovabili” e creare “100 mila nuovi posti di lavoro nel settore”, valorizzando il Bacino del Mediterraneo, dal momento che ha un potenziale di “2.300 gigawatt” e costi dell’energia solare ed eolica “inferiori del 30-40% rispetto alla media europea”.

Importanti sono pure gli strumenti dedicati alle aziende italiane. Su “Il Sole 24 Ore” si legge che il Ministero del Turismo ha lanciato Greentour, un incentivo da “109 milioni” gestito da Invitalia per sostenere interventi di “efficientamento energetico delle strutture turistiche” e “produzione di energia green per l’autoconsumo”, con possibili investimenti collegati anche alla digitalizzazione e ai criteri ESG. Sempre sullo stesso quotidiano economico-finanziario, in un altro articolo, si può scoprire che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha destinato “448 milioni di euro” al programma “Investimenti sostenibili 4.0”, rivolto alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno. Le agevolazioni potranno coprire “fino al 75% delle spese ammissibili”. In particolare, “fino al 35% a fondo perduto e fino al 40% sotto forma di finanziamento agevolato a tasso zero”, premiando gli interventi orientati “all’economia circolare, al miglioramento dell’efficienza energetica e all’innovazione nei processi produttivi in linea con gli obiettivi climatici dell’Ue”.

RINNOVABILI E TRANSIZIONE 5.0, IL QUADRO DEGLI INCENTIVI SI CONSOLIDA

 

La normativa italiana sulla transizione energetica si arricchisce di nuove misure per promuovere la produzione rinnovabile e l’autoconsumo industriale. Come scrivono Giorgio Ambrosoli e Luigi Chiarello su “Italia Oggi, con il decreto FER Xarrivano gli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”: saranno agevolati “gli impianti solari fotovoltaici, eolici, idroelettrici e quelli di trattamento di gas residuati dai processi di depurazione”. Il provvedimento sostiene la produzione da impianti con “costi di generazione vicini alla competitività di mercato”, attraverso “un meccanismo di supporto, funzionale a perseguire i target di decarbonizzazione al 2030”. Nel perimetro rientrano anche gli impianti “di potenza superiore a 10 MW”, che potranno avvalersi di “una procedura accelerata apposita” per la valutazione dei progetti.

Il decreto definisce anche la distribuzione dei contingenti e le modalità di accesso agli incentivi. Il nuovo FER X fissa infatti “un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile”. Nello specifico, “dieci sono riservati agli impianti fino a un MW di potenza”, con accesso diretto al meccanismo di agevolazione, mentre “i restanti 27,15 GW vengono destinati agli impianti di maggiori dimensioni”, che dovranno partecipare a “procedure pubbliche competitive, bandite dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE)”. Il contingente disponibile nelle gare è stimato in “16,5 GW per l’eolico, 10 per il fotovoltaico, 0,63 per l’idroelettrico e 0,02 per i gas residuati dai processi di depurazione”. Per gli impianti sopra 1 MW, l’accesso agli incentivi avverrà tramite gara, mentre per quelli “con potenza inferiore o uguale a 1 MW” il prezzo di esercizio coinciderà “con il prezzo di aggiudicazione per l’accesso diretto al supporto”.

Accanto al FER X, sempre su “Italia Oggi, Bruno Pagamici parla di altre misure a favore delle rinnovabili. Ad esempio, il decreto fiscale n. 38/2026 interviene a beneficio degli “esodati del credito d’imposta 5.0, riconoscendo “un credito d’imposta dell’89,77%” alle imprese che avevano presentato la comunicazione preventiva tra il 7 e il 27 novembre 2025.

Per gli investimenti in impianti da fonti rinnovabili destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo, sono inoltre previsti contributi nel limite di “57,7 milioni di euro per l’anno 2026, 80 milioni per l’anno 2027 e 60 milioni per il 2028”. Parlando ancora del nuovo Piano Transizione 5.0, per accedere ai benefici fiscali dell’iperammortamento, l’impianto per la produzione stimata di energia rinnovabile di un’impresa “può generare al massimo il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva aziendale”. La soglia consente un margine del 5% rispetto ai consumi storici, ma impedisce di “sovradimensionare l’apparato tecnico agevolabile” rispetto alla finalità di autoconsumo.

ETS: VERSO UN SISTEMA PIÙ FLESSIBILE PER SOSTENERE L’INDUSTRIA

 

Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) si avvia verso una nuova fase di aggiornamento, con l'intento di accompagnare il percorso di decarbonizzazione e di mantenere, in parallelo, la competitività delle imprese europee. Come riporta Fabiana Luca su “Il Messaggero”, Bruxelles ha proposto una revisione dei parametri di riferimento del sistema ETS con cui le industrie continueranno a ricevere assegnazioni gratuiteper il 75% delle proprie emissioni”. Includendo anche le emissioni indirette derivanti dall'utilizzo dell'energia elettrica “per almeno 14 parametri”, la Commissione europea prevede “un aumento dei valori di riferimento tale da sbloccare quote gratuite in più per 4 miliardi di euro in cinque anni”, rispondendo così alle richieste avanzate da numerose industrie e da diversi Stati membri per un'applicazione più graduale del mercato del carbonio.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, la Commissione sta inoltre valutando “una traiettoria meno rigida per l'eliminazione totale delle quote gratuite dell'Ets, oggi fissata al 2034”, insieme alla possibilità di estendere oltre il 2039 le emissioni coperte dal mercato. A supporto della revisione è prevista anche la proposta di un “Acceleratore di investimenti Ets (Investment Booster)” che, secondo le stime di Bruxelles, “potrebbe mobilitare fino a 30 miliardi di euro entro il 2028”, con l'obiettivo di sostenere gli investimenti industriali nella transizione energetica.

L'evoluzione del sistema ETS rappresenta pertanto uno degli strumenti chiave con cui l'Unione Europea intende perseguire gli obiettivi di neutralità climatica fissati al 2050. A tal proposito, secondo un’analisi della Graduate School of Management del Politecnico di Milano ripresa su “Affari & Finanza”, il prezzo della CO2 “dovrebbe valere oggi intorno a 100/110 euro per tonnellata” per rendere economicamente conveniente l'adozione dell'idrogeno verde rispetto ai combustibili tradizionali come petrolio e gas, in modo da contribuire al raggiungimento dei target europei di decarbonizzazione.

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