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Autorità di sicurezza, costi e rifiuti: le questioni da affrontare nel provvedimento e nei decreti attuativi

Ddl delega nucleare, le principali proposte arrivate alla Camera

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Definire un’autorità di sicurezza e risolvere la questione del deposito nazionale dei rifiuti. Sono stati principalmente questi i temi ricorrenti nel corso delle lunghe audizioni sul disegno di legge delega sul nucleare che hanno visto le commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera impegnate per diverse settimane.

Partendo dall’autorità, la richiesta di definire quanto prima un soggetto indipendente per la sicurezza è stata ripetuta quasi da tutti gli interventi in Parlamento. A candidarsi per ricoprire questo ruolo è stato l’Isin, con il direttore Francesco Campanella che oltre a ricordare le competenze dell’Ispettorato in materia di sicurezza nucleare e radioprotezione ha chiesto di rafforzarlo senza quindi istituire un’autorità ex novo.

Che si tratti di Isin o di una nuova entità per Cassa depositi e prestiti (Cdp), è importante muoversi presto dato che “il percorso di acquisizione delle competenze necessarie da parte degli enti regolatori non appare affatto breve”. Nella memoria trasmessa a Montecitorio Cdp ha anche suggerito inoltre di rafforzare le partnership internazionali con Paesi come Francia e Usa. Prospettiva cui ha aperto anche la società transalpina Edf che in audizione si è resa disponibile ad accompagnare l’Italia nel percorso di ritorno al nucleare fornendo tra l’altro “supporto tecnico, cooperazione industriale, formazione, strutturazione di roadmap e infrastrutture in uno spirito di partenariato”.

L’altro tema ricorrente nelle audizioni è stato il nodo rifiuti, la cui soluzione è considerata da più parti preliminare alle riflessioni sul ritorno dell’atomo. Gianluca Artizzu, ad di Sogin, in audizione ha confermato le tappe del cantiere del deposito unico, che dovrebbe aprirsi nel 2029 per arrivare alla consegna dieci anni dopo. Per Artizzu la questione più delicata da risolvere non riguarda tanto la costruzione del deposito quanto le fasi propedeutiche di autorizzazione e individuazione del territorio.

Velocizzare il più possibile l’iter di realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è stata una delle richieste avanzate da Arera, che in audizione ha anche lanciato l’invito a risolvere le “problematiche abbastanza significative” sul decommissioning. Nella memoria trasmessa a Montecitorio l’Autorità ha stimato un costo complessivo di circa 11 miliardi di euro per il solo decommissioning, un “avanzamento complessivo raggiunto al 2023, dopo più di vent’anni di attività, pari a circa il 32% dell’intera commessa” e “forti ritardi nella realizzazione di importanti progetti di messa in sicurezza di rifiuti radioattivi particolarmente critici”. Valutazioni non del tutto condivise da Sogin, che ha replicato pochi giorni dopo davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti affermando che fronte decommissioning l’avanzamento a fine 2025 è del 47,7% e che attualmente l’azienda è in stato di salute.

Accento sull’attivazione delle procedure di valutazione ambientale per Ispra, secondo cui Vas e Via sono da intendersi strumenti di integrazione delle politiche e non semplici adempimenti formali. Anche per Anci la Vas è uno strumento “imprescindibile” per valutare gli impatti ambientali e territoriali delle scelte strategiche proposte nel Ddl delega.

C’è poi il capitolo costi, considerato centrale da diversi stakeholder. Secondo un’analisi cui sta lavorando Nuclitalia “i costi di rinnovabili e nucleare sono abbastanza equiparabili” quando si considerano oltre i costi di generazione anche quelli di sistema e che il nucleare aiuta la maggiore penetrazione delle Fer. Quanto al Ddl delega, l’attenzione dell’ad Luca Mastrantonio è andata ai decreti attuativi e alla possibilità di dettagliare meglio “la possibilità di partnership pubblico-private e strumenti di sostegno per la prima fase”. Anche per l’Associazione italiana nucleare tornare all’atomo significa avere a disposizione adeguate risorse per rafforzare le infrastrutture di base.

“Vitale” il ritorno al nucleare per la politica industriale del Paese secondo Confindustria, il cui delegato per l’Energia Aurelio Regina in audizione ha sottolineato che Fer e atomo sono da considerarsi integrabili. Fronte costi, citando uno studio prodotto con Enea la scorsa estate, Regina ha stimato tra 90 e 110 €/MWh “destinati ad abbassarsi quando la tecnologia diventerà più matura e prodotta su larga scala”.

Tornando al tema costi, per Banca d’Italia se da un lato il nucleare può dare un contributo “sostanziale” alla decarbonizzazione, dall’altro “la stima dei costi è resa complessa dalla molteplicità di tecnologie utilizzabili e dal fatto che non tutte sono già pronte per la produzione”. 

Sulle incertezze legate alle tecnologie e ai costi hanno portato l’attenzione le associazioni ambientaliste, da Greenpeace Italia alla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con quest’ultima che in audizione ha sottolineato come “i reattori di quarta generazione, che risponderebbero al criterio di sicurezza intrinseca, siano ancora in fase prototipale”. Per Coordinamento Free anche per gli Smr “i costi di investimento, esercizio, gestione del combustibile e smantellamento non sono valutabili con sufficiente attendibilità”. Critiche al concetto di “nucleare sostenibile” utilizzato anche nel nome del disegno di legge delega sono arrivate sia da Legambiente che Wwf Italia. Tra i contrari al ritorno al nucleare anche il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, secondo cui sarebbe invece importante “costruire le infrastrutture adatte per sfruttare il solare, la rete e gli accumulatori di energia”.

Oltre a Smr e Amr nel Ddl delega si fa riferimento alla fusione. In questo caso l’elemento di maggior incertezza riguarda i tempi: “Non riesco a fare una previsione accurata di quando la fusione sarà disponibile. Il punto non è la sorgente di energia ma se sarà disponibile ed economica”, ha detto Pietro Barbareschi, direttore generale di Iter, il progetto internazionale che si propone di realizzare un reattore a fusione nucleare di tipo sperimentale. Per Eni il Ddl delega rappresenta un “lavoro di alta qualità” che potrebbe essere integrato con un quadro normativo dedicato che ricomprenda tutti gli elementi della filiera della fusione.

Dalla prospettiva di Edison il provvedimento dovrebbe proporre un modello aperto basato sull’identificazione della tecnologia di riferimento, con il coinvolgimento degli energivori, del territorio e di operatori selezionati. Inoltre, andrebbero supportate tecnologie che abilitano partnership internazionali di co-sviluppo e co-investimento, oltre ad occuparsi di una gestione efficace del ciclo del combustibile nucleare.

Quanto ai meccanismi di finanziamento, per la società si potrebbe optare per finanziamenti agevolati o garanzie in fase di costruzione, meccanismi di supporto per eventuali extra-costi per i primi impianti e contratti per differenza (CfD) in fase di esercizio. Sui CfD ha posto l’accento anche il Gse, che nella memoria inviata a Montecitorio ha sottolineato che il ricorso a tale strumento può essere combinato con la stipula di accordi di compravendita a lungo termine (Ppa). A questi ultimi il Gestore propone inoltre di associare un servizio di garanzia di ultima istanza da parte dello Stato, ruolo che il Gse già ricopre già nell’ambito degli accordi di compravendita di energia da Fer.

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