Tra le novità misure compensative per i territori, impiego a bordo delle navi e autocandidature per il deposito rifiuti
Si era partiti con oltre 500 emendamenti presentati nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, cui se ne sono aggiunti altri 80 circa in aula. Cifre che non si sono però tradotte in altrettante modifiche al Ddl delega nucleare, approvato da Montecitorio il 4 giugno e passato all’esame del Senato.
Una novità riguarda innanzitutto l’oggetto della delega legislativa, con l’ampliamento del perimetro del programma nazionale per lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile previsto dal Ddl, che dopo il passaggio alla Camera include anche la fusione. Un altro tassello aggiunto al provvedimento riguarda l’utilizzo dell’energia nucleare anche per il settore navale e marittimo.
All’impiego navale è dedicato anche un emendamento approvato in aula e che riguarda il terzo articolo del Ddl, quello relativo a principi e criteri direttivi che i decreti legislativi dovranno rispettare: al lungo elenco già previsto nella versione iniziale del provvedimento si è aggiunta la previsione di una “disciplina per l’impiego dell’energia da fonte nucleare sostenibile a bordo delle navi che definisca i profili abilitativi, di sicurezza, di utilizzo e di dismissione delle relative applicazioni”.
Sull’articolo 3 insistono diverse novità apportate al disegno di legge, come la richiesta di valorizzare le filiere nazionali ed europee del nucleare e le modifiche relative alla localizzazione degli impianti. Sotto quest’ultimo aspetto si prevede ora di valutare misure compensative sia ambientali che territoriali, anche di carattere economico. Le compensazioni dovranno essere stabilite in sede di rilascio del titolo abilitativo e gli oneri saranno a carico dei proponenti.
Restando in tema territori, nell’ipotesi di individuazione ex ante delle aree che hanno le caratteristiche per ospitare impianti, oltre a garantire la consultazione dei Comuni interessati andrà assicurato il contenimento degli impatti complessivi sui territori, anche tenendo conto della compresenza nella stessa area di impianti di produzione di energia già esistenti o autorizzati.
C’è poi il capitolo rifiuti: per la localizzazione degli impianti di stoccaggio temporaneo e smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito viene contemplata la possibilità di autocandidature, garantendo al contempo la sottoposizione a nuove procedure di valutazione ambientale strategica (Vas) degli eventuali strumenti di pianificazione per le aree eleggibili.
Nel passaggio a Montecitorio si poi è ampliato l’elenco dei ministeri coinvolti nella messa a punto dei D.Lgs che l’Esecutivo è tenuto ad adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge: la proposta resta in capo al Mase, ma nella fase di concerto per gli aspetti di competenza il già corposo gruppo di ministri coinvolti vede aggiungersi anche quello della Difesa.
La difesa è stata tra i temi al centro dello scontro con l’opposizione dopo la bocciatura di un emendamento di Avs che chiedeva di escludere l’uso dell’energia nucleare per scopi militari. Sul punto è intervenuto prima il titolare del Mase Gilberto Pichetto Fratin dicendo che “dopo una consultazione con il ministero della Difesa si è rivelato che ci sono una serie di integranze di ordine civile nella parte del nucleare che devono essere definite a livello dei decreti legislativi” poi il sottosegretario Claudio Barbaro, spiegando che “il provvedimento non è in alcun modo riferibile a impieghi militari”.
Quanto ai tempi, l’obiettivo è chiudere l’esame parlamentare sul Ddl delega prima della pausa estiva. A quel punto sarà la volta dei decreti legislativi attuativi: in quel caso l’obiettivo del ministero sarebbe di presentarli entro l’anno.
I D.Lgs dovranno prima ottenere l’intesa in Conferenza Unificata e il parere del Consiglio di Stato, dopodiché saranno trasmessi al Parlamento per l’espressione dei pareri delle commissioni competenti entro 30 giorni, decorsi i quali possono essere comunque adottati. Nel caso in cui il Parlamento muova rilievi al Governo in merito al rispetto dei principi e criteri direttivi previsti dal Ddl delega e l’Esecutivo non intenda conformarsi, allora quest’ultimo è tenuto a inviare nuovamente lo schema di D.Lgs alle Camere con osservazioni ed eventuali proposte di modifica. Entro 10 giorni dalla data della nuova trasmissione le commissioni di Camera e Senato dovranno dare i pareri definitivi, altrimenti il D.Lgs oggetto del contendere può essere comunque adottato.