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Tra strumenti fiscali e misure contro il caro energia, si ridefiniscono le leve per sostenere investimenti, efficienza e competitività del sistema produttivo

Energia, incentivi e mercato: come si evolve il quadro europeo e italiano

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MISURE CONTRO IL CARO ENERGIA: COORDINAMENTO EUROPEO E NAZIONALE

 

Nel contesto di una persistente volatilità dei mercati energetici, le politiche europee e nazionali stanno integrando misure emergenziali e interventi strutturali per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. A livello continentale, la Commissione ha presentato il programma AccelerateEU che prevede azioni coordinate tra Stati membri per rafforzare la sicurezza energetica. Tra queste rientrano il coordinamento delle riserve di gas e petrolio e la creazione di un “Osservatorio sui carburanti […] per monitorare la produzione, le importazioni, le esportazioni e i livelli delle scorte di carburanti per i trasporti nell’UE” oltre a misure temporanee di sostegno a consumatori e imprese. Parallelamente, il piano punta ad accelerare l’elettrificazione e gli investimenti, a fronte di un fabbisogno stimato per la transizione energetica di “660 miliardi di euro all’anno fino al 2030”.

In questo quadro, come si legge su “Il Sole 24 Ore”, il Governo italiano ha introdotto una serie di interventi mirati attraverso il Decreto Bollette. Tra le misure più rilevanti, in caso di emergenza, vi è la possibilità di estendere l’utilizzo delle centrali a carbone: “si potrà continuare ad attingere al fossile più inquinante fino al 2038, 13 anni oltre la scadenza fissata dal Piano nazionale energia e clima”. Il decreto interviene inoltre per diminuire il costo delle bollette elettriche delle utenze non domestiche, mediante una ristrutturazione delle agevolazioni del Conto energia per “gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 20 kW”. Nello specifico, viene data la possibilità ai “titolari di impianti […] con potenza superiore a 20 kW e che beneficiano di incentivi […] del Conto energia con scadenza dal 2029” di “ridurre del 15% o 30% i premi tariffari previsti tra il 2026 e il 2027, in cambio di un’estensione della convenzione rispettivamente di 3 o 6 mesi”, così come di optare per l’uscita anticipata dal sistema di incentivazione a partire dal 2028, “in cambio di un corrispettivo”.

Accanto a queste misure, come riporta “Fisco e Tasse”, il Governo è intervenuto anche sul fronte dei carburanti con una serie di provvedimenti. Il D.L. n. 38/2026 ha introdotto le prime disposizioni contro il caro carburanti, successivamente rafforzate dal D.L. n. 42/2026 e ulteriormente prorogate con il Decreto n. 63/2026. Nello specifico, le aliquote di accisa sono state rideterminate temporaneamente in questo modo: “benzina: 622,90 euro per mille litri”, “oli da gas o gasolio […] 472,90 euro per mille litri”, “gas di petrolio liquefatti (GPL) […] 242,77 euro per mille litri” e “gas naturale […] zero euro per metro cubo”, in risposta al perdurare dell’aumento dei prezzi dei prodotti energetici. Sul versante degli incentivi, si segnala specialmente il D.L. n. 42/2026, che ha rafforzato i crediti d’imposta per le imprese che intendono partecipare attivamente alla transizione energetica, innalzando “il limite di spesa da 537 a 1.302,3 milioni di euro per il 2026”. Introduce anche un nuovo incentivo per l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile, inclusi i sistemi di accumulo, con uno stanziamento di “57,7 milioni per il 2026, 80 milioni per il 2027 e 60 milioni per il 2028”.

 

IDROGENO RINNOVABILE ED EFFICIENZA, ASSET DELLA TRANSIZIONE

 

Gli investimenti rappresentano uno dei mezzi principali attraverso cui accompagnare la transizione energetica. In questo contesto, un ruolo centrale è assunto dal sostegno allo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile. Roberto Lenzi, su “Il Sole 24 Ore”, descrive come la Commissione europea abbia approvato “un regime italiano da 6 miliardi di euro destinato a sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile, con l’obiettivo di accompagnare la decarbonizzazione dei settori industriali e dei trasporti”. Il piano, che “resterà in vigore fino al 31 dicembre 2029”, punta a rafforzare la capacità produttiva nazionale con una produzione stimata di “circa 200mila tonnellate all’anno di idrogeno rinnovabile”.

La modalità di incentivazione introduce strumenti di mercato evoluti: il sostegno sarà erogato attraverso “contratti bidirezionali per differenza”, con un prezzo dell’idrogeno definito tramite gara competitiva. Questo modello dovrebbe favorire la creazione di un mercato dell’idrogeno rinnovabile, ritenuto dalla Commissione “necessario e adeguato […] per sostenere la decarbonizzazione di settori ad alte emissioni”.

Accanto alle tecnologie emergenti, prosegue il rafforzamento degli strumenti dedicati all’efficienza energetica diffusa. Come evidenzia Roberto Bianchi su “Italia Oggi”, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha rifinanziato “il Conto termico 3.0 per l’esercizio finanziario 2026 con 900 milioni di euro”, di cui “450 milioni sono destinati alle pubbliche amministrazioni e 450 milioni ai privati”. Il meccanismo prevede contributi a fondo perduto che possono arrivare “fino al 65% della spesa ammissibile per soggetti privati, imprese e condomini e fino al 100% per pubbliche amministrazioni”.

Gli interventi finanziati riguardano un ampio spettro di soluzioni, dalla sostituzione di impianti tradizionali (caldaie) con pompe di calore, caldaie a biomassa o solare termico, fino all’isolamento termico (cappotto), alla sostituzione degli infissi e ai sistemi di building automation. Sono inoltre previsti incentivi per fotovoltaico con accumulo e infrastrutture di ricarica elettrica, se abbinati alla sostituzione degli impianti.

 

RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA, TRA INCENTIVI E IMPATTI SUL MERCATO IMMOBILIARE

 

L’efficientamento energetico degli edifici è una priorità per la strategia europea di decarbonizzazione. Sempre su “Italia Oggi”, Pina Ricciardo spiega infatti che il settore immobiliare è responsabile del “40% dei consumi energetici dell'Ue”, elemento che ha portato la Commissione europea a presentare un pacchetto di iniziative finalizzate a “stimolare gli investimenti […] e contribuire alla riduzione dei prezzi dell’energia”. Tra le misure principali rientra la creazione di sportelli unici per la riqualificazione energetica, strutture che “dovrebbero diventare il punto di accesso per cittadini, condomini e imprese interessati” accompagnandoli “lungo l’intero percorso di ristrutturazione energetica: dalla diagnosi iniziale dell’edificio alla progettazione degli interventi, fino alla scelta dei fornitori e alla realizzazione dei lavori”.

Parallelamente, il quadro europeo punta a mobilitare capitali privati. In base alle stime della Commissione, le risorse pubbliche coprono “solo il 14,4% del fabbisogno necessario” per la transizione, lasciando “un divario di circa 170 miliardi di euro l’anno”. Per questo motivo, la raccomandazione (Ue) 2026/537 invita gli Stati membri a potenziare “i meccanismi di finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica e a sviluppare strumenti in grado di attrarre capitali privati nel settore”. Un ruolo primario spetta alle “società di servizi energetici (Esco)” e ai “contratti di prestazione energetica (Energy Performance Contracting), che permettono di finanziare gli interventi attraverso i risparmi energetici generati”. Da segnalare anche la volontà di collaborazione della Commissione con la Banca europea per gli investimenti (Bei), che prevede di mobilitare “oltre 75 miliardi di euro” nei prossimi tre anniper progetti legati alla transizione energetica”.

Importante è il processo di recepimento della direttiva europeaCase Green”, che entra in una fase operativa per gli Stati membri, inclusa l’Italia. Secondo quanto riportato dal portale “Build Up” dell’Unione Europea, “entro il 29 maggio 2026 il Governo” deve adottare la normativa nazionale “per tradurre gli obiettivi europei in misure applicabili”, con un primo traguardo al 2030 di riduzione dei consumi e un altro step di avanzamento entro il 2035. In particolare, per gli edifici di nuova costruzionedal 2030 sarà richiesto il raggiungimento delle emissioni zero”, mentre, per il patrimonio esistente, gli interventi dovranno concentrarsi sugli immobili meno efficienti.

E proprio l’efficientamento energetico è destinato ad assume un peso crescente nelle dinamiche di mercato. Secondo dati Enea e FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali), riportati da Rachele Callegari su “Avvenire”, nel 2026 “la classe energetica è diventata il primo filtro di ricerca per gli acquirenti”, con un incremento del valore degli immobili tra il 15% e il 25%” nelle grandi aree metropolitane che effettuano un “salto di almeno due classi energetiche” e tempi di vendita più rapidi, anche grazie all’accesso a mutui vantaggiosi, come i “mutui green”.

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