Nuove regole e mercato premiano gli edifici meno energivori
L'efficienza energetica sta aumentando la propria rilevanza nelle dinamiche del mercato immobiliare, incidendo sul valore degli edifici, sulle strategie di investimento e sulla capacità del patrimonio edilizio di rispondere ai nuovi obiettivi europei di decarbonizzazione. A tal proposito, come si legge su “MonitorImmobiliare”, secondo l’“Energy Efficiency & Green Building Report 2026” preparato dall'Energy&Strategy della POLIMI School of Management, "nel 2025 in Italia sono stati investiti tra 53 e 62 miliardi di euro in efficienza energetica", con una dinamica che, dopo la conclusione del ciclo del Superbonus, è "ora trainata dal terziario". Lo studio evidenzia inoltre che "in un quadro normativo stabile il mercato potrebbe raggiungere nel 2030 90-105 miliardi di euro (+11% medio annuo), in linea con i target europei", mentre "proseguendo all'attuale ritmo si fermerebbe a 64-75 miliardi". Il rapporto sottolinea anche come l'Italia occupi "il quinto posto in Europa per efficienza energetica", pur evidenziando un rallentamento nella riduzione dell'intensità energetica dovuto anche all'instabilità regolatoria, e con un potenziale rilevante ancora disponibile: ad esempio, per portare "in classe A gli immobili commerciali oggi in classe F e G [...] servirebbero oltre 17 miliardi di euro, con un risparmio annuo di circa 1 Mtep di energia primaria, quasi 2 miliardi di euro in bolletta e oltre 3 milioni di tonnellate di CO2".
La crescente attenzione verso l'efficienza energetica trova riscontro anche nel mercato residenziale. Come scrive Stefania Manfrin su “infobuild.it”, una ricerca diffusa da REbuild e realizzata su "oltre 7.000 annunci immobiliari in cinque città rappresentative delle diverse zone climatiche italiane" dimostra che il valore degli immobili aumenta al crescere della loro prestazione energetica e che il cosiddetto price premium varia in funzione del clima. Il passaggio dalla classe G alla classe A determina infatti "un incremento stimato del valore pari al +49,7%” a Cuneo, mentre "a Reggio Calabria [...] lo stesso salto di prestazione vale comunque il +24,5%, confermando che l'efficienza energetica è premiata in tutti i contesti analizzati, pur con intensità differenti".
Il quadro normativo accompagna questa evoluzione del mercato. Come spiega Stefania Giudice su “Idealista.it”, dal 29 maggio 2026 sono entrate in vigore le nuove regole sull'Attestato di Prestazione Energetica (APE), con un modello che adotta "una scala energetica più uniforme compresa esclusivamente tra la classe A e la classe G": la prima identifica "gli edifici a emissioni zero", mentre la seconda quelli con "le prestazioni energetiche peggiori". Il nuovo APE amplia inoltre le informazioni a disposizione di proprietari e acquirenti, riportando "il fabbisogno energetico calcolato, la produzione di energia rinnovabile con indicazione del vettore e della fonte, se l'edificio è predisposto a reagire a segnali esterni adeguando il proprio consumo e se il sistema di distribuzione del calore può funzionare a temperature più efficienti". In questo modo, il nuovo Ape diventa “uno strumento più completo per valutare la qualità energetica dell'edificio". In più, dal 3 giugno 2026 è entrato in vigore anche il nuovo decreto sui Requisiti Minimi, che aggiorna i criteri di prestazione energetica degli edifici intervenendo sull'isolamento dell'involucro edilizio, sui requisiti tecnici degli impianti e sull'introduzione di sistemi di building automation per gli edifici non residenziali, rafforzando, allo stesso tempo, gli obblighi legati alla mobilità elettrica.