Nucleare, materie prime critiche, appalti con criteri per tecnologie green Ue/G7, Industry bond: le proposte chiave della strategia industriale
Un documento che oltre a una ricognizione dei punti di forza del sistema produttivo italiano ne analizza anche le principali criticità strutturali, tra cui rientrano costi energetici e materie prime. Lungo questo doppio binario si articolano le oltre 300 pagine di “Made in Italy 2030”, il libro bianco per una nuova strategia industriale messo a punto dal ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’energia è un tema praticamente onnipresente già a partire dalle pagine iniziali, in cui si fa riferimento alle “quattro grandi transizioni che stanno sconvolgendo e che trasformeranno i sistemi produttivi e industriali nazionali”: demografica, geopolitica, digitale e green. Quest’ultima è descritta come “una delle sfide più complesse e urgenti del nostro tempo e una delle direttrici di cambiamento principali con cui il nostro modello industriale attuale deve fare i conti”.
“Governarla - prosegue il documento - è un compito oneroso che richiede ingenti risorse e gradualità nell’attuazione” onde evitare il rischio di un crollo della competitività delle imprese o una “desertificazione industriale”. Il ministero suggerisce quindi di sviluppare processi di decarbonizzazione compatibili con il sistema produttivo e in grado di favorire la stabilizzazione dei prezzi dell’energia. Una condizione che “vale in particolare per le industrie energivore”.
Si tratta quindi di contenere il costo dell’energia e “ripensare i modi e i tempi della transizione energetica”, anche basando l’azione sul principio di neutralità tecnologica. Sono diverse le fonti energetiche che vengono citate nel documento, con una particolare attenzione al nucleare, descritta come “la tecnologia di generazione elettrica con il più basso impatto emissivo e che al tempo stesso garantisce, rispetto alle fonti rinnovabili, una fornitura di energia stabile”.
L’energia è, non a caso, anche al centro di uno dei dieci obiettivi di politica industriale indicati nel libro bianco per il medio e lungo termine. Per la precisione è il sesto target, che prevede la promozione di un modello di sviluppo industriale basato su efficienza energetica, stabilità del prezzo dell’energia, economia circolare e bioeconomia. Modello che dovrà essere “sostenuto da un mix energetico, inclusivo del nuovo nucleare sostenibile, in grado di garantire autonomia e sicurezza energetica al sistema industriale, proteggendolo dagli shock dei prezzi e di approvvigionamento”.
Il documento indica anche una serie di “azioni per la crescita” mettendo al primo posto “energia Made in Italy e sostenibile”. Una categoria che si articola in due filoni: la previsione di criteri specifici negli appalti focalizzati su tecnologie green Made in Europe/G7 per arrivare a un mix energetico che riduca la dipendenza dall’estero e, di nuovo, il nucleare. In particolare, si tratta di “sviluppare in seno a Nuclitalia (la società costituita lo scorso anno da Enel, Ansaldo energia e Leonardo per studiare tecnologie nucleari di nuova generazione, ndr) una componente industriale con capacità di realizzazione dei design più innovativi e maturi del nuovo nucleare sostenibile, con un focus iniziale sugli Small Modular Reactor (Smr) raffreddati ad acqua”.
Tra le altre azioni indicate nel documento figura l’emissione di un “Industry bond” nazionale per finanziare le azioni prioritarie di politica industriale (per farlo il documento parla di “avvalersi di una banca pubblica d’investimento che agisca da intermediario” con gli istituti di credito o come prestatore diretto di capitali alle imprese) oltre a una serie di misure per le materie prime.
Su quest’ultimo punto si suggerisce di finalizzare un censimento dei fabbisogni di materie prime critiche nelle principali filiere produttive italiane e dotare di un fast track autorizzativo le imprese impegnate ad operare nelle aree ove siano presenti i relativi giacimenti. Azioni, si legge, che andranno accompagnate dall’attivazione di finanziamenti del fondo strategico per il Made in Italy e che dovranno essere realizzate in sinergia con il mondo associativo e camerale. Anche in questo caso nel libro bianco richiama il perimetro UE e G7 facendo riferimento alla necessità di consolidare filiere di approvvigionamento di semiconduttori e microchip.
Tra le altre azioni da mettere in campo c’è anche l’ampliamento e la semplificazione dello strumento degli Ipcei.