Aggregazione della domanda, integrazione dei servizi di efficienza energetica nelle PA, indicazioni su garanzie statali e di origine: così Bruxelles prova a superare gli ostacoli allo sviluppo dei contratti di lungo termine
Malgrado a più riprese Bruxelles abbia affrontato i nodi che frenano lo sviluppo dei Power purchase agreements, questi non hanno ancora espresso tutte le loro potenzialità. Al contrario per i Ppa come per altri accordi di acquisto di energia c’è ancora un certo margine di crescita. Da qui muove una nuova raccomandazione pubblicata dalla Commissione europea per incoraggiare gli Stati membri a mettere in atto una serie di iniziative per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo di tali strumenti.
Il documento prende le mosse da una consultazione pubblica che si è conclusa lo scorso febbraio ricevendo 133 risposte, per lo più da imprese e associazioni, che complessivamente hanno coperto oltre l’80% dei feedback.
La decina di pagine che compongono le raccomandazioni Ue suggeriscono innanzitutto ai Paesi di dovrebbero pianificare e attuare regimi di sostegno alla produzione di energia elettrica che integrino gli accordi di compravendita senza falsare la concorrenza sui mercati. Allo stesso tempo dovrebbero incoraggiare soprattutto enti pubblici e grandi consumatori a considerare la possibilità di combinare tali accordi con misure di efficienza energetica e flessibilità sul lato della domanda.
Fin qui sul piano generale. Scendendo più nel dettaglio, per la Commissione europea quando gli investimenti sono sostenuti mediante contratti bidirezionali per differenza o altri strumenti di aiuto e combinati con i Ppa, tali regimi di sostegno dovrebbero essere concepiti in modo da rispettare tre requisiti: evitare sovvenzioni incrociate a favore dell’acquirente, non creare distorsioni sui mercati Ppa, attenuare il rischio di riduzione della liquidità in altri mercati dell’energia elettrica.
Ciò premesso, Bruxelles aggiunge: un soggetto incaricato dallo Stato membro dovrebbe essere autorizzato a rivendere a qualsiasi consumatore, anche transfrontaliero, parte della capacità sostenuta da Cfd a due vie tramite accordi di compravendita aggiudicati attraverso procedure di gara competitive, con scadenze di circa cinque anni.
Tra le questioni affrontate nei 13 punti che compongono il documento c’è il capitolo finanziario. Ad esempio, se i Paesi decidono di sviluppare garanzie statali dovrebbero assicurare l’opportuno coordinamento con lo strumento di prestito di controgaranzia della Banca europea per gli investimenti per aiutare le aziende a media capitalizzazione e quelle di grandi dimensioni a sottoscrivere Ppa. Nel documento si fa anche riferimento allo sviluppo di piattaforme di mercato per i contratti a lungo termine, suggerendo che il loro utilizzo rimanga volontario. “Se sviluppano piattaforme di mercato nazionali – si legge nelle raccomandazioni - gli Stati membri dovrebbero garantire una concorrenza leale con le alternative private”.
Allo stesso tempo, i contratti come i Ppa dovrebbero essere aperti a tutte le tipologie di acquirenti, inclusi i piccoli e per facilitare tale apertura i Paesi Ue dovrebbero consentire l’emergere di soggetti che permettano di aggregare la domanda.
Nelle premesse delle raccomandazioni Bruxelles ammette che l’aggregazione è “un processo complesso” che “comporta costi di transazione elevati”, ma aggiunge che “gli aggregatori della domanda possono svolgere un ruolo importante” nell’espansione del mercato Ppa. In tal senso quindi, gli Stati membri dovrebbero anche incoraggiare sia i soggetti di grandi dimensioni che gli enti pubblici a fungere da “clienti àncora”, così da indurre i piccoli acquirenti a partecipare ai contratti di lungo termine.
Inoltre, le PA dovrebbero considerare l’opportunità di acquistare l’energia da essi consumata mediante Ppa ma anche di integrare questi ultimi con servizi di efficienza energetica.
Altre indicazioni riguardano il trattamento contabile dei contratti long-term e le garanzie di origine. Su quest’ultimo fronte, per quanto riguarda l’energia elettrica, Bruxelles propone agli Stati membri di garantire che gli organismi competenti designati consentano il rilascio e il trasferimento di GO che abbiano granularità temporale fino al periodo rilevante di mercato, riguardino l’energia fornita da un’unità di stoccaggio, rispecchino la zona di offerta in cui ha avuto luogo la produzione e possano essere scambiate oltre frontiera.
Le raccomandazioni includono poi indicazioni per rimuovere gli ostacoli agli accordi di acquisto di energia da vettori diversi dall’elettricità, come il calore, il biogas o l’idrogeno. Ad esempio, nel documento si suggerisce agli Stati membri di far sì che i loro regimi di sostegno siano concepiti in modo da non creare ostacoli al commercio transfrontaliero di biometano. Inoltre, laddove opportuno, dovrebbero considerare la possibilità di passare da un sostegno basato sulla produzione a uno basato sulla domanda.