L’Europa deve accelerare sull’elettrificazione, ma per farlo servono reti più forti, connessioni più rapide e maggiore capacità di accumulo. L’energia è al centro dell’agenda di Bruxelles, come testimoniano gli ultimi interventi della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
L’obiettivo indicato è raddoppiare entro il 2040 la quota dell’elettricità nei consumi finali. Più precisamente, il target indicativo su cui lavora la Commissione è portare il tasso di elettrificazione dall’attuale 23% al 46% entro l’orizzonte 2040. Raggiungere questo livello potrebbe consentire all’UE di ridurre la spesa per le importazioni di combustibili fossili fino a 260 miliardi di euro all’anno. A definire il quadro dell’elettrificazione UE, è “l’Electrification Action Plan”, che punta a fare dell’Europa il primo continente “electro-powered”.
Il caro-energia e la sicurezza degli approvvigionamenti sono stati al centro del discorso sullo Stato dell’Unione, che von der Leyen ha pronunciato all’Europarlamento il 16 settembre.
“La nostra economia ha resistito all’impatto delle guerre in Medio Oriente meglio del previsto, ma l’aumento dei prezzi dell'energia e dei costi di finanziamento si fa sentire sui cittadini e le imprese e bisogna compiere scelte fiscali chiare per garantire la sostenibilità finanziaria e al contempo tutelare gli investimenti”, ha detto la presidente, che ha invocato “una vera integrazione della Ue” e annunciato nuove “proposte per accelerare ulteriormente le procedure di autorizzazione”. La semplificazione, ha però ammonito, “non può essere una strada a senso unico” e gli Stati membri devono perciò “impegnarsi di più: serve un patto contro le inutili complicazioni burocratiche”.
Uno dei principali nodi in tema di elettrificazione è rappresentato dalle infrastrutture elettriche, chiamate a gestire contemporaneamente l’aumento della capacità rinnovabile e una crescente domanda di elettricità.
Secondo la Commissione europea, a metà 2026 le code per l’accesso alla rete erano presenti in almeno 16 Paesi UE, mentre circa 120 GW di progetti rinnovabili maturi, comprese 1,5 milioni di installazioni domestiche, rischiavano di non ottenere tempestivamente l’accesso alla rete entro il 2030.
In questo quadro si inserisce l’European Grids Package, pensato per accelerare l’ammodernamento e l’espansione delle reti, rafforzare le interconnessioni tra Paesi e semplificare le procedure autorizzative per le infrastrutture energetiche.
In questo contesto, la Commissione ha aperto a settembre una call per progetti infrastrutturali transfrontalieri candidati allo status di “Project of Common Interest” (PCI) o “Project of Mutual Interest” (PMI). L’iniziativa riguarda anche progetti per la trasmissione e lo storage elettrico e le smart electricity grids.
La transizione verso un sistema energetico più elettrificato passa inevitabilmente anche dalla questione dei costi dell’energia, tornata al centro del dibattito europeo. La volatilità dei mercati internazionali e le tensioni geopolitiche continuano infatti a mettere in evidenza la vulnerabilità di un’Europa ancora fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Ursula von der Leyen ha indicato la necessità di intervenire sulle componenti delle bollette elettriche e, parallelamente, di rafforzare la produzione europea di energia pulita, con l’obiettivo di ridurre i prezzi e l’esposizione agli shock esterni.
Il tema assume un peso particolare anche in termini di competitività industriale. Il costo dell’energia non riguarda infatti soltanto famiglie e consumatori, ma incide sulla capacità delle imprese europee di competere e di sostenere gli investimenti necessari alla decarbonizzazione. In questo quadro, accelerare lo sviluppo delle fonti europee e delle infrastrutture necessarie a integrarle nel sistema energetico assume una valenza non soltanto ambientale, ma anche economica e strategica.
A rendere evidente la dimensione del problema è lo stesso dato richiamato da Ursula von der Leyen: dall’inizio del conflitto legato allo Stretto di Hormuz, l’Unione europea avrebbe sostenuto 90 miliardi di euro di costi aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili, senza ottenere in cambio maggiori quantità di energia.
Il percorso verso una maggiore indipendenza energetica si affianca al rafforzamento delle catene di approvvigionamento. La Commissione europea ha previsto la creazione di un “European Critical Raw Materials Centre”, con l’obiettivo di rendere più sicuro l’accesso alle materie prime critiche per l’industria europea.
Il Centro sarà chiamato a supportare acquisti congiunti e stoccaggio strategico, contribuendo al contempo alla diversificazione e alla resilienza delle supply chain. Un tassello fondamentale per ridurre le dipendenze strategiche dell’Europa e rafforzarne la competitività industriale.
L’elettrificazione emerge quindi come uno dei pilastri della strategia europea e strumento chiave di politica industriale: aumentare la quota di energia prodotta in Europa significa ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali e rafforzare la sicurezza energetica.
La sfida al 2040 con il target dal 23% al 46% dei consumi finali richiederà non soltanto una maggiore disponibilità di elettricità pulita, ma anche reti capaci di sostenere la crescita della domanda, connessioni più rapide e maggiore capacità di storage.