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Terna prevede una procedura del mercato della capacità prima dell’estate (e chiede di andare oltre il 2028), mentre per gli accumuli si va al 4° trimestre 2026, con fabbisogno di 16 GWh. Il nodo pompaggi

Capacity market e Macse: il punto sulle prossime aste

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Centrali a gas e accumuli. Due tecnologie considerate da Terna fondamentali per poter gestire in sicurezza la progressiva penetrazione delle fonti rinnovabili non programmabili in Italia.

Tuttavia entrambe necessitano di strumenti di supporto per poter svolgere adeguatamente il proprio compito. Da una parte c’è il Macse, che consente allo storage (per ora solo le batterie al litio) di poter contare su una adeguata remunerazione fissa sul medio/lungo termine. Dall’altra il capacity market, utile per le Bess che non riescono ad accedere al Macse ma soprattutto per le centrali termoelettriche, che senza di esso in buona parte dovrebbero essere progressivamente dismesse, mettendo a rischio le esigenze di adeguatezza del sistema (così sostiene il Tso).

Dunque, lo svolgimento delle prossime aste nell’ambito dei due meccanismi assume un’importanza rilevante.

A inizio marzo, alla fiera Key di Rimini, Terna ha annunciato “prima dell’estate” la seconda procedura Macse per le batterie e “nell’ultimo quarter 2026” l’asta del capacity per l’anno di consegna 2028.

A fine mese Arera ha invece pubblicato il parere da rendere al Mase sul “Documento fabbisogni” del Tso. Quest’ultimo prevede un valore di 16 GWh per il 2029, che però dovrà essere ridotto in funzione degli esiti dell’asta del capacity market. Il fabbisogno addizionale è calcolato tenendo conto di un valore atteso al 2030 di 42 GWh e rappresenta quindi la metà degli ulteriori 32 GWh da approvvigionare nelle prossime due procedure. Nella delibera si sottolinea che tale stima del fabbisogno è “prudenziale” e che resta comunque coerente con il target Pniec dei 50 GWh al 2030. Ora si attende solo il via libera del ministero.

Come noto, la prima procedura con consegna 2028 ha fatto emergere prezzi decisamente più bassi delle attese: 12.959 €/MWh annui il valore medio ponderato. Ciò comporta anche due effetti, diciamo così, collaterali.

Uno riguarda i pompaggi. Inizialmente Terna puntava ad aste ad hoc nell’ambito del Macse, con anno di consegna 2033 o 2034. Ma a metà febbraio l’ad di Edison Nicola Monti ha spiegato che “il meccanismo approvato da Bruxelles prevede che l'asta dei pompaggi abbia come base un prezzo vincolato all'esito delle aste sulle batterie”. Tuttavia, “vista la particolare competitività emersa dalla prima asta difficilmente i due valori di prezzo possono essere correlati”, per cui “si sta ragionando sulla possibilità o la necessità di dover costruire un meccanismo differente rispetto al Macse e quindi siamo ancora in una fase in cui non abbiamo una chiara visibilità su quando e quale sarà il contesto di riferimento”.

Tutto in divenire quindi. Tenendo comunque conto che di progetti autorizzati per i pompaggi al momento se ne vedono pochi.

L’altro effetto collaterale dei bassi prezzi che sono in grado di esprimere le batterie riguarda il capacity market. Il rischio è infatti che le Bess, grazie alla loro competitività, tolgano spazio alle centrali a gas. E forse non è un caso che Terna abbia messo in consultazione una modifica della disciplina che prevede tra le altre cose un intervento sui coefficienti di derating delle batterie, ossia i coefficienti di riduzione della capacità ammessa sulla base dell’effettiva disponibilità di ciascuna specifica risorsa.

Terna ha giustificato tale intervento in quanto all’aumentare della penetrazione nel sistema elettrico, diminuisce il contributo incrementale all’adeguatezza della nuova capacità di accumulo.

Nel rapporto di adeguatezza 2025 il Tso ha anche aggiunto che “con l’aumento progressivo della capacità di accumulo in sostituzione di altre fonti programmabili, le Bess non riescono più a raggiungere livelli di carica sufficienti per contribuire pienamente all’adeguatezza nelle ore critiche”.

Tale circostanza, conclude Terna, rende dunque necessario mantenere in funzione impianti a gas che senza il capacity verrebbero dismessi (26,3 GW il valore stimato al 2030). Di conseguenza, per il Tso il meccanismo di contrattualizzazione a termine della capacità deve proseguire anche oltre l’orizzonte 2028, almeno per arrivare a coprire l’ultimo anno di consegna 2032, come peraltro prevede la Ue.

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