Phase-out rinviato al 2038. Il ministro Pichetto: “Con prezzi del gas sopra i 70 €/MWh potremmo riattivare Brindisi e Civitavecchia”. La trattativa con Enel
Alla fine, l’impegno preso dall’Italia con il Pniec di chiudere definitivamente le centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi entro il 31 dicembre 2025 è stato formalmente prorogato al 2038.
La norma è stata approvata durante i lavori di conversione in legge del DL Bollette (il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 aprile 2026), ovviamente anche sulla scia della nuova crisi energetica provocata dalla guerra nel Golfo Persico, in particolare a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz.
La data del 2038 coincide peraltro con la timeline della Germania, che a sua volta sta valutando se spostarla in avanti a fronte della crisi. Per la Penisola tale lasso di tempo potrebbe consentire, almeno nelle speranze del Governo, di sostituire una buona parte della capacità a gas con il nucleare di nuova generazione, rendendo il Paese meno dipendente da forniture estere, sia via tubo che via mare.
Più nell’immediato, i temi da affrontare sono sostanzialmente due. Uno è la possibile carenza di gas per le centrali, con i relativi problemi di adeguatezza e quindi di sicurezza per il sistema elettrico nazionale. Il secondo tema è il prezzo. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto schizzare i valori all’hub Ttf di Amsterdam, anche se siamo molto lontani dai picchi toccati dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
A metà marzo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha detto che le due centrali a carbone Enel situate sul Continente (Civitavecchia e Brindisi) potrebbero essere riattivate qualora il prezzo del gas superasse stabilmente i 70 €/MWh. Un valore che è comunque distante dai 40-50 € sui cui il Ttf si è attestato nelle ultime settimane.
Tuttavia, qualora ciò avvenisse le due centrali Enel potrebbero funzionare “a mercato” quindi senza bisogno di particolari sussidi. Sarebbe invece necessario rinnovare l’Aia per l’utilizzo del carbone e forse anche reperire la materia prima, per lo meno a fronte di un utilizzo prolungato.
Rispetto a questi due aspetti, Pichetto ha sottolineato che “dovesse succedere che ne abbiamo bisogno fra mezz'ora, facciamo il decreto ed è risolto”. Il ministro ha poi assicurato che in tali impianti “c’è ancora una quota di carbone” pronta all’uso.
Resta però il problema dei costi legati al mantenimento in “riserva fredda” delle due centrali Enel, che insieme sommano 3,7 GW e secondo Pichetto potrebbero produrre “10 TWh”. Come conferma anche l’ultimo rapporto di adeguatezza di Terna, nel 2024 e 2025 la produzione a carbone nel Continente “si è praticamente azzerata”: in tutto i quattro impianti italiani hanno prodotto 4 TWh nel 2024 e circa 3 TWh nel 2025 ma quasi esclusivamente in Sardegna, dove il phase-out definitivo è previsto nel 2029, una volta che saranno realizzati gli accumuli e soprattutto il Tyrrhenian Link.
Enel già da diversi mesi ha avanzato istanza di dismissione per Brindisi e Civitavecchia anche perché, come detto, a questi prezzi del gas il carbone non è conveniente.
Il ministero e la società stanno trattando da tempo per capire come coprire i costi di manutenzione, che secondo Enel ammontano a circa 100 mln € annui. A cui andrebbero aggiunte “svariate decine di milioni di euro” legate alla penalizzazione in termini di tasso interesse dei bond Esg per la mancata chiusura degli impianti a carbone, su cui la società si è impegnata con gli investitori.
Pichetto ha detto che l’alternativa è “pagare Enel” oppure “fare una gara per rivolgerci a qualcun altro che lo faccia”.
Nei mesi scorsi erano girate indiscrezioni su un passaggio di proprietà dei due impianti allo Stato, con l’obiettivo di classificarli come infrastrutture strategiche per la sicurezza e riversare i relativi costi sul debito pubblico destinato alla Difesa.
Un’ipotesi che però non è piaciuta ai sindacati: Filctem, Flaei e Uiltec hanno infatti chiesto di evitare di “prendere strade ‘ad horas’ mai percorse in precedenza per le quali non si intravedono vantaggi”.