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Dal Fondo italiano per il clima 460 milioni di euro per progetti energetici in 5 Paesi. Altri 500 milioni entro fine anno per energia, acqua e infrastrutture

L’energia nel Piano Mattei

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Il comitato tecnico del Fondo italiano per il clima ha approvato 15 interventi nel continente africano per un importo deliberato pari a circa 1,2 miliardi di euro. Sono alcuni dei numeri forniti dalla terza relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei per l’Africa aggiornata al 30 giugno e trasmessa al Parlamento.

Le informazioni sulla “gamba finanziaria” del Piano sono una novità rispetto alla precedente edizione del documento, raddoppiato anche in volume, passando da una ventina di pagine a una quarantina.

Su questo aspetto si è soffermato il 22 luglio il coordinatore della struttura di missione del Piano Mattei Fabrizio Saggio in audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato: oltre a riepilogare gli strumenti che compongono l’architettura finanziaria del Piano, Saggio ha fatto sapere che l’obiettivo entro fine anno è di attivare “almeno altri 500 milioni di euro di finanziamenti per progetti nei settori di energia, acqua e infrastrutture”, mentre nei prossimi 12 mesi l’attenzione punterà in particolare su idrico, formazione e minerali critici.

Tornando alla relazione, i dati forniti permettono di quantificare il peso della direttrice energia nell’ambito dello strumento. Per i progetti che rientrano esclusivamente in questo ambito, infatti, il Fondo ha deliberato dal suo insediamento (ovvero dal 29 novembre 2024) circa 460 milioni di euro. Risorse che sono state orientate soprattutto a progetti di miglioramento dei sistemi elettrici e di sostegno alle rinnovabili.

Nella prima categoria rientrano i 100 milioni di euro destinati al progetto Pasel (Projet d’Amélioration des Services d’Électricité) nella Repubblica del Congo, elaborato dalla Banca mondiale su richiesta del Governo locale con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’accesso all’elettricità attraverso il rafforzamento delle reti di trasmissione e distribuzione e la riduzione degli sprechi energetici.

Alla World Bank fa capo anche il programma Ascent, in Mozambico, cui il fondo italiano per il clima contribuisce anche in questo caso con 100 milioni. Ascent è l’acronimo di “Accelerating Sustainable and Clean Energy Access Transformation”, l’obiettivo è finanziare sistemi rinnovabili offgrid per un milione di famiglie (circa 4,5 milioni di persone) entro il 2030 nelle aree rurali più remote, con circa 250 strutture sanitarie elettrificate.

In Costa d’Avorio la quota del fondo clima sale a 150 milioni nell’ambito del progetto Neda (“National Electricity Digitalisation and Access”, anch’esso della Banca mondiale), con cui si intende garantire l’accesso universale all’elettricità nelle regioni rurali, dove il 52% della popolazione ne è priva.

Altri progetti finanziati dal fondo sono stati sviluppati tramite partnership con la Development Bank of Southern Africa e la Banque Rwandaise de Développement rispettivamente in Sud Africa e in Ruanda. Nel primo caso il sostegno è diretto alla transizione energetica del Paese, in linea con il “Just Energy Transition Investment Plan” 2023-2027 (80 milioni di euro), nel secondo alla resilienza climatica nell’ambito della “Ireme Investment Facility”, che punta a una riduzione del 38% delle emissioni di CO2 entro il 2030 (l’importo deliberato è stato di 30 milioni di euro).

L’elenco dei progetti che rientrano nel capitolo energetico del Piano è più lungo e comprende opere come il cavo Elmed tra Italia e Tunisia, il progetto Eni sui biocarburanti in Kenya e le iniziative formative avviate da Fondazione Enel in diversi Paesi africani. Proprio nei primi giorni di luglio l’ad del gruppo e presidente della fondazione, Flavio Cattaneo, e il coordinatore della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei, Fabrizio Saggio, hanno siglato un protocollo d’intesa per promuovere un framework integrato per la formazione nel settore energetico. 

Tornando alla relazione, un’altra componente importante degli interventi previsti nell’ambito del Piano è rappresentata dalla direttrice “acqua” che “ha registrato nel 2025 alcune delle operazioni più significative”, si legge nel documento.

Ad esempio in Marocco, tra i Paesi con la minore disponibilità di acqua dolce al mondo, il fondo italiano per il clima ha deliberato nel settembre 2025 un finanziamento da 100 milioni di euro a sostegno della Strategia nazionale dell’acqua, inserita in un programma complessivo da 347,3 milioni co-finanziato dall’Agenzia di Sviluppo francese (Afd), dalla Banca di Sviluppo tedesca (KfW) e dall’Unione europea.

Finanziati anche interventi in Tunisia: 250 milioni di euro nell’ambito del progetto Tanit - TANdem Italo-Tunisino, iniziativa finalizzata al riutilizzo delle acque reflue trattate per l’irrigazione dei terreni agricoli demaniali.

La relazione traccia anche un quadro sugli altri settori coinvolti– agricoltura, infrastrutture fisiche e digitali e salute – e riepiloga le evoluzioni più recenti del Piano e della sua governance.

Tra queste, il progressivo ampliamento del perimetro dei Paesi coinvolti, che dai nove iniziali (Algeria, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico, Tunisia), sono saliti progressivamente a 14 (con l’ingresso di Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania deliberato nel 2025) e ai 18 dell’attuale perimetro operativo (con l'aggiunta a marzo di Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia).

 

 

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